Urbanistica – Bassi (CDV): “La legge che dovrebbe contenere il consumo del suolo, in alcune realtà rischia addirittura di aggravarlo”.

(Arv) Venezia, 15 mar. 2018 – “Qualcosa non quadra nell’attuazione della legge regionale n. 14/2017 ‘Disposizioni per il contenimento del consumo di suolo’: sono rimasto basito nello scoprire che in realtà, all’atto dell’applicazione della legge sulle pianificazioni dei comuni veneti, il consumo di suolo rischia di aggravarsi”. Con una nota il Consigliere regionale Andrea Bassi, Capogruppo di Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà, lancia l’allarme.

“Stiamo esaminando in Seconda commissione un atto conseguente all’approvazione della legge avvenuta nel giugno scorso, ovvero il parere ad una delibera di Giunta Regionale che individua la quantità massima di consumo del suolo ammesso nel territorio regionale. Nella discussione e nella presa visione degli atti, abbiamo constatato che la quantità massima regionale complessiva è poco più di 11.200 ettari, ai quali si aggiungono quelli che l’assessorato si è tenuto da assegnare come riserva (8.500)”.

“La cosa che ci ha colpito però – prosegue il Consigliere – è il metodo con cui questi dati sono stati assegnati alle singole realtà comunali, dando origini a sproporzioni incomprensibili e soprattutto pericolose. L’esempio eclatante è quello di una realtà delicata e ad alto potenziale speculativo come la sponda gardesana veneta: Malcesine avrebbe una potenzialità di 3.65 ha, Brenzone di 7.14 ha, Torri del Benaco di 5.40 ha, Bardolino 7.17 ha, Lazise di 10.78, Peschiera 7.46 ha e Garda di addirittura 104.73. Da notare che Garda è il comune della sponda lacustre con l’estensione, in termini di superficie, più bassa di tutti gli altri. Un’evidente distorsione: inoltre, da alcuni calcoli, ci siamo accorti che anche in molti altri casi la quantità massima di consumo di suolo consentita è ben superiore a quanto previsto dal dimensionamento massimo dettato dal PAT del comune stesso. Un’assurdità bella e buona”.

“Ricordo che la legge – puntualizza Bassi – nei principi generali definiti all’articolo 1, prevedeva nel dettaglio: ‘Il suolo, risorsa limitata e non rinnovabile, è bene comune di fondamentale importanza per la qualità della vita delle generazioni attuali e future, per la salvaguardia della salute, per l’equilibrio ambientale e per la tutela degli ecosistemi naturali, nonché per la produzione agricola finalizzata non solo all’alimentazione ma anche ad una insostituibile funzione di salvaguardia del territorio’. Il risultato finale dell’applicazione della norma al quadro pianificatorio veneto, desta più di qualche perplessità”.

“Per questo ho chiesto all’assessore e alla maggioranza di verificare attentamente innanzitutto se i dai forniti dai comuni, dai quali poi discende il numero definitivo, corrispondano al vero – conclude – e di riflettere sulla possibilità/necessità di introdurre correttivi alla legge regionale, nel caso si rivelasse indispensabile per colpire gli effettivi obiettivi della legge. Abbiamo inoltre dato la nostra disponibilità ad un confronto costruttivo per evitare pericolose distorsioni e sperequazioni nell’applicazione della legge nei vari comuni veneti”.