Venezia, 22 gennaio 2015 – “Ancora una volta il PD mente sulle modifiche appena approvate relativamente alla nuova legge elettorale regionale, che riforma quella licenziata dal Consiglio nel 2011. Noi comprendiamo bene le esigenze di seminare zizzania a scopo elettorale, pur di far dimenticare alla gente l’uscita infelice di Ladylike sulle cerette, ma in questo caso l’erbicida migliore è la verità dei fatti, spiegabili con poche parole”.

Il consigliere leghista veronese Andrea Bassi precisa i motivi che hanno portato in questi due giorni alla bagarre in aula in occasione del voto sulle modifiche tecniche nella legge elettorale veneta. “E’ falso che la norma non contenga il limite a due mandati consecutivi. Esso infatti esiste e si conteggia dal 2015 in avanti, per evitare i grossissimi rischi di incostituzionalità che una norma retroattiva presentava, con la possibilità di vedersi annullata l’elezione del futuro Consiglio. Si è scelto perciò di non stravolgere le regole a tre mesi dal voto, soprattutto pensando al fatto che la legge risale a tre anni fa ed allora usciva dall’accordo tra tutti i colleghi, PD incluso”.

“E’ anche falso che la nuova legge penalizzi le donne perché manca la cosiddetta doppia preferenza di genere – conclude Bassi -. La norma infatti prevede che nelle liste i candidati siano già il 50% uomini e 50% donne (a differenza della stragrande maggioranza delle altre leggi regionali o, per esempio, di quella relativa alle Comunali, che prevedono la presenza in lista di 1/3 di donne o di uomini), ed una sola preferenza: sarà ogni singolo elettore a decidere se votare un uomo o una donna, senza giochetti e apparentamenti tra candidati. Questa si chiama trasparenza e democrazia”.