Venezia 25 febbraio 2015 – “Il contenimento del consumo del suolo è un obiettivo urgente e ampiamente condiviso, ma le modalità operative proposte rischiano di essere contradditorie o addirittura di generare effetti opposti. Per cui è meglio fermarsi e ripensare in modo più approfondito l’impianto delle proposte di legge in discussione”. E’ questo il punto di arrivo del lavoro di studio e approfondimento svolto dalla commissione Urbanistica del Consiglio regionale del Veneto presieduta da Andrea Bassi sui due testi di legge abbinati, uno di iniziativa della Giunta proposto dall’assessore all’urbanistica Marino Zorzato e uno del Pd, che hanno messo nero su bianco la proposta di nuove regole per fermare la cementificazione del territorio e avviare processi di riqualificazione dell’esistente e di rigenerazione urbana. Le due proposte di legge, all’attenzione dei consiglieri di palazzo Ferro-Fini da un anno e mezzo, non taglieranno il traguardo dell’approvazione in questa legislatura. “Le abbiamo esaminate attentamente, avviando un confronto serrato con urbanisti, ordini professionali, categorie economiche, parti sociali, università, rappresentanti dell’ambientalismo – dichiara Bassi – Ed è stato proprio il grande lavoro corale di approfondimento nazionale e internazionale avviato da 19 istituzioni e associazioni dell’urbanistica, culminato nel manifesto elaborato dal coordinamento “UrbanMeta Metamorfosi urbane” e presentatoci oggi, a convincerci che le proposte di legge in discussione rischiavano di ottenere addirittura l’effetto opposto, come è successo con la legge ‘blocca capannoni” che ha innescato la corsa all’edificazione di magazzini e capannoni prima che entrasse in vigore il blocco. Con il risultato che il Veneto si è riempito di grandi strutture rimaste vuote e deserte”. In quella che probabilmente risulta essere l’ultima seduta di commissione della legislatura, Bassi rivendica l’utilità e la serietà del lavoro svolto. “Abbiamo esercitato bene e responsabilmente il nostro lavoro di consiglieri – rileva Bassi – grazie a queste due iniziative legislative per la prima volta nella storia delle politiche urbanistiche della Regione è stata messa a fuoco l’esigenza di abbandonare la “logica incrementale” e di pianificare un recupero del territorio a fini diversi da quello edilizio. Professionisti, costruttori e ambientalisti ci avvertono però che le modalità proposte (come la moratoria e le varianti verdi), senza una tempistica certa, risorse dedicate, strumenti di impegno come i ‘contratti di rigenerazione urbana” e una forte regìa pubblica, non consentono di raggiungere gli obiettivi prefissati. Il grande lavoro svolto e le indicazioni unanimi degli ‘stakeholders’ raccolte durante la nostra istruttoria non sono affatto persi: sono l’eredità che consegniamo a chi ci succederà nella prossima legislatura”. Il manifesto di UrbanMeta metamorfosi urbane e il lavoro di studio e confronto sul tema della rigenerazione urbana svolto da ordini, enti e associazioni – annota Bruno Pigozzo (Pd), vicepresidente della commissione – costituisce una preziosa sintesi e anticipa un utile binario di lavoro per il nuovo Consiglio.
Per la commissione, quindi, il freno imposto all’iniziativa legislativa in materia di consumo del suolo non è una scelta di “omissione”, ma “assunzione di responsabilità” (parole di Stefano Peraro, capogruppo Udc) nella consapevolezza che la materia urbanistica è troppo complessa e delicata per essere tratta con provvedimenti ‘spot’ di sapore elettorale (la sottolineatura pè di Renzo Marangon (Forza Italia). Tanto da aver voluto evitare ogni possibile compromesso, come quello ventilato da Piergiorgio Cortelazzo (capogruppo di Forza Italia per il Veneto), che suggeriva di dare corso solo alle “varianti verdi”, cioè alla possibilità per i privati di chiedere un cambio di classificazione urbanistica delle aree di proprietà, riportandole a non edificabili. “Dopo ampio e approfondito dibattito – tira le somme Bassi – abbiamo constatato che anche questo strumento rischiava di risultare poco efficace e contradditorio. Meglio allora fermarsi in tempo per non innescare una corsa alle varianti che avrebbe messo in crisi ogni logica pianificatoria”.
Le due proposte di legge per il contenimento del consumo del suolo (la n. 390 della Giunta e la n. 393 del Pd) restano comunque potenzialmente all’ordine del giorno del Consiglio che, nella maratona di sedute di fine legislatura, potrebbe anche decidere – tramite la conferenza dei capigruppo – di avviarne la discussione in aula. Ma senza il viatico del voto di commissione su un testo abbinato e, soprattutto, senza un accordo politico su obiettivi e strumenti del provvedimento, risulterà un’operazione difficile, se non impossibile.