San Bonifacio, 20 febbraio 2015 –Arrivano alla spicciolata, decine per volta, raggiungendo pian piano le 2-300 persone abbondanti: tanti uomini, poche donne e qualche bambino, a viso scoperto o incappucciati. Una macchina della polizia locale passa un paio di volte davanti allo stabile, guardando bene di non fermarsi. Poi dopo un’oretta un vigile scende, fa qualche foto e, senza entrare nei locali, riparte. Ricordo, per esempio, che chi entra in queste A.P.S. (associazioni di promozione sociale dietro le quali si nascondono sempre di più moschee) dovrebbe avere una tessera di socio e che magari il vigile poteva fermarsi a controllare se tutte le persone all’interno del centro ne fossero in possesso.

Per non parlare poi di quello che mi hanno raccontato quei poveri sciagurati che condividono con loro lo stabile ed il cortile:
1) delle attività di somministrazione bevande e alimenti all’interno (che, sicuramente, rispetteranno le norme e le leggi del settore come qualsiasi esercente di bar e ristorante);
2) dei locali totalmente inadeguati rispetto al numero di persone che vi entra (saranno 2-300 mq);
3) della scuola coranica che vi si è instaurata sopra;
4) dell’imam che parla SOLO arabo e non conosce una parola di italiano;
5) della gente che arriva a tutte le ore del giorno e della notte per cercare rifugio e ospitalità (chi sa chi diavolo sono? Sono regolari o irregolari, brave persone o integralisti?);
6) e dulcis in fundo dei funerali col rito islamico celebrati in questo capannone con salme che girano per il cortile e permangono nello stabile per ore (se non per qualche giorno) come se fosse la roba più normale al mondo (non è uno scherzo, ho visto un incredibile reportage fotografico).

L’apoteosi però si riscontra durante il ramadam: a tutti i disagi precedenti, si aggiungono i canti incessanti e le preghiere sparate ad altissimo volume dai microfoni a tutte le ore del giorno e anche durante la notte, rendendo impossibile il riposo.

Tutto questo non a Teheran o Al Cairo o a Tripoli. Ma a SAN BONIFACIO, nel nostro Veneto. Nell’indifferenza generale, se non fosse per questi poveri cittadini che, convivendo con il disagio (e spesso con minacce più o meno velate), hanno ancora il coraggio di chiedere aiuto, di non arrendersi e di ribellarsi. Ma questo, badate bene, grazie al trucchetto delle A.P.S., domani potrà succedere pure a casa vostra, nel vostro comune…

È ora di dire basta. Nulla contro la libertà di culto: per me ognuno può pregare il Dio che vuole. Ma qui siamo in Italia e valgono le NOSTRE regole: e se le rispetti, di qualsiasi nazionalità tu sia, puoi restare e continuare le tue attività, diversamente per come la vedo io devi solo andare fuori dalle balle senza se e senza ma!!!

Ecco alcune foto (cliccarci sopra per ingrandirle):
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