Esterno la mia contrarietà al nuovo di Piano Casa.
La proposta di legge discussa in Seconda Commissione consiliare bloccherà l’edilizia e aumenterà la burocrazia.
Stravolge la legge esistente, che negli ultimi 10 anni, ha salvato il settore edilizio veneto dalla catastrofe.
I perchè al No del Nuovo Piano Casa.
Ho pieno rispetto delle opinioni difformi dalla mia ma, da ‘padre’ del Piano Casa Bis e Ter ed ex Presidente della Commissione Urbanistica, non mi trovo d’accordo sulla nuova proposta.
Questi i perchè:
– la legge non è più a termine e per questo motivo si perde l’effetto scadenza che spesso ‘convince’ i cittadini ad investire nell’immediato sulla propria casa. Parliamo di miliardi di euro, che sarebbero probabilmente rimasti ‘parcheggiati’ in qualche conto corrente o fondo di investimento, e che grazie alle prime tre edizioni del Piano Casa sono stati immessi nell’economia senza alcun onere per la Regione;
– la complessità del nuovo testo, potrebbe aumentare i tempi di approvazione dei progetti e accrescere i contenziosi legali tra Comuni e privati;
– si creerebbe un pericoloso momento di transizione tra vecchia e nuova legge. Il nuovo PDL è complesso. Avrà bisogno, come avvenne già nel 2009, di un iniziale periodo di rodaggio per tecnici comunali e professionisti privati, con conseguente stallo del settore per almeno 6/12 mesi;
– vengano eliminate o riformulate alcune deroghe, rendendo teoricamente possibile, ma di fatto impossibile, la realizzazione di moltissimi interventi oggi attuabili.
Si rischia il black-out per il settore edilizio.
Se questa proposta diverrà legge temo un vero blackout per il settore. Invito tutti i professionisti a prendere visione del nuovo testo.
Il rischio che intravedo nel breve e medio periodo, è quello di un forte rallentamento di molte operazioni di ampliamento e/o riqualificazione dell’esistente oggi possibili.
Ricordo che circa il 75% delle pratiche edilizie nei Comuni sono relative al Piano Casa Ter: ce ne rendiamo conto?
Piano Casa: la prima legge che ha impedito il consumo del suolo agricolo.
Rivendico con orgoglio un altro aspetto che molti dimenticano: il Piano Casa è stata la prima legge che ha impedito il consumo di suolo agricolo.
I cittadini che hanno necessità di miglioramento e/o adeguamento della propria abitazione, solitamente prediligono l’ampliamento e/o la riqualificazione dell’esistente piuttosto che la realizzazione di nuove abitazioni.
Ne consegue un minor consumo di suolo vergine.
Propongo la proroga del Piano Casa.
Propendo per una proroga di due anni dell’attuale legge, aggiustando alcune effettiva storture evidenziate strada facendo.
Il Veneto avrebbe così uno strumento normativo già collaudato e conosciuto dai tecnici del settore, migliorato nei dettagli dall’esperienza maturata in anni di applicazione.