Richiesta una precisazione in merito alla risposta data all’Interrogazione sulla profilassi vaccinale sui minori richiedenti asilo in Veneto.
Sanità – Bassi, Casali, F. Barbisan (CDV): “Calendario vaccinale obbligatorio per minori residenti in Italia ma facoltativi per i minori richiedenti asilo: siamo di fronte a un caso di discriminazione al contrario?”
(Arv) Venezia 11 apr. 2018 – “Calendario vaccinale obbligatorio per minori residenti in Italia ma facoltativi per i minori richiedenti asilo: siamo di fronte a un caso di discriminazione al contrario?”.
È questo il contenuto “di un atto ispettivo a risposta scritta, rivolto alla Giunta regionale e al Presidente Zaia”, depositato questa mattina dai consiglieri regionali Andrea Bassi, Stefano Casali e Fabiano Barbisan (Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà), i quali affermano che “dopo la risposta ricevuta ieri in aula all’interrogazione n. 490, presentata lo scorso 13 settembre 2017, con la quale chiedevamo quali fossero i controlli sanitari e in materia di vaccinazioni svolte sui migranti richiedenti asilo presenti in Veneto, ci siamo soffermati su questa frase: ‘In particolare, in assenza di documentazione sanitaria, ai minori immigrati (0-14 anni) sono offerte le vaccinazioni del calendario vaccinale della Regione del Veneto’. Qual è il significato di ‘offerte’?”.
“I minori che fanno richiesta di entrare nei programmi di protezione internazionale – si chiedono gli esponenti di Centro Destra Veneto – sono obbligati, come i nostri ragazzi, a seguire quanto previsto dalla Legge Lorenzin in materia vaccinale? Sarebbe incredibile se per loro fossero previste regole meno stringenti rispetto a quelle alle quali devono sottostare i minori italiani o anche stranieri residenti regolarmente nel nostro Paese”.
“Considerato che ieri l’Assessore Coletto non era presente in aula – continuano i consiglieri – e quindi non ha pertanto potuto fornirci ulteriori risposte, abbiamo presentato questa nuova interrogazione per chiarire qualsiasi dubbio. Anche se, a scanso di equivoci, siamo convinti che la Regione Veneto potesse fare ben poco: con la scelta di riaccentrare a livello statale le decisioni in materia di obbligo vaccinale, infatti, voluta dall’ex Ministro Beatrice Lorenzin, e approvata nella scorsa legislatura, è venuta a mancare alle Regioni italiane la possibilità di muoversi in modo autonomo”.
“La Regione Veneto aveva sviluppato da anni una riuscita azione nell’ambito della prevenzione vaccinale – concludono Andrea Bassi, Stefano Casali e Fabiano Barbisan – fatta di azioni tese a informare e convincere i genitori dell’importanza e dell’utilità di vaccinare i propri figli, non di obblighi. Sarebbe folle scoprire che per profughi (o presunti tali) minorenni, provenienti da aree nelle quali purtroppo certe malattie sono tutt’altro che debellate, non ci fosse alcun obbligo. Saremmo, ancora una volta, di fronte ad un caso di discriminazione al contrario”.
Link del video registrato in aula durante la seduta del Consiglio Regionale del 10 aprile 2018: https://youtu.be/0sB_j9l1-hc